Home / News IT /

Varsavia parla italiano: tre ori e un’identità che si chiama ItaBoxing

Varsavia parla italiano: tre ori e un’identità che si chiama ItaBoxing






Varsavia parla italiano: tre ori e un’identità che si chiama ItaBoxing

Alla World Boxing Cup di Varsavia non è stata solo questione di vittorie. È stata questione di stile, di presenza, di sostanza. L’Italia si è fatta sentire sul ring, tra le corde, ma anche nel cuore di una competizione che si sta trasformando in un vero e proprio termometro del pugilato olimpico internazionale. Medaglie d’oro, argenti preziosi, podi importanti e una certezza che si rafforza: ItaBoxing c’è, eccome se c’è.

Angela Carini non lascia spazio a interpretazioni: quando entra sul quadrato, è una sentenza. A Varsavia ha travolto la polacca Weronika Dziubek con un netto 5-0, mostrando quell’autorità e quella maturità che fanno la differenza ai grandi livelli. Oro meritato, dominato, voluto. Angela è una colonna di questa nazionale. Lo era, lo è, e dopo Varsavia lo sarà ancora di più.

Ma la bellezza di questa Italia è che non si affida mai a una sola voce. Ce ne sono tante, e tra queste oggi brilla quella di Sirine Charaabi, che ha annichilito la mongola Enkhjargal Munguntsetseg sempre per 5-0. Un match solido, lucido, intelligente. Sirine non ha concesso nulla e ha portato a casa un oro pesantissimo che dice tanto sul suo valore, ma anche sulla profondità tecnica e mentale di un gruppo femminile che continua a stupire.

E poi c’è lui, Salvatore Attrattivo, che sale fino al podio più alto. Vittoria netta per 4-1 contro il mongolo Battulga Aldarkhishig, ma soprattutto una crescita che si vede a occhio nudo. Salvatore ha talento, ma ha anche fame. E lo ha dimostrato con intelligenza, cuore e boxe vera. Oro anche per lui, con una punta d’orgoglio in più: questo ragazzo è un futuro che bussa già alla porta.

Non tutte le storie hanno il finale perfetto, ma anche quelle contengono forza. Melissa Gemini, una delle atlete più attese, ha incontrato una Sunniva Hofstad solida, esperta, precisa. La norvegese ha avuto la meglio, ma Melissa resta un riferimento. Il suo 2025 è ancora lungo, e tornerà.

Rebecca Nicoli, con il suo bronzo nei 57–60 kg, conferma una volta di più quanto sia fondamentale per l’equilibrio di questa squadra. Sempre presente, sempre combattiva, sempre all’altezza. E anche Alfred Commey, fermato solo dall’uzbeko Javokhir Ummataliev, ha detto la sua in un tabellone durissimo. Argento per lui, ma prestazione da tenere stretta.

Menzione anche per Michele Baldassi, che ha trovato sulla sua strada un avversario tostissimo come Pawel Brach, e per Gabriele Guidi Rotani, uscito di scena per un soffio nei giorni precedenti. Perché anche nelle sconfitte si misura il passo di una nazionale. E l’Italia oggi cammina forte.

A Varsavia, l’Italia non ha solo vinto. Ha mostrato identità, spirito di gruppo, una visione. Ha dimostrato che dietro ogni medaglia c’è un progetto, una maglia da onorare, e un futuro da costruire col sudore.

Il team è stato guidato dal Direttore Tecnico Giovanni De Carolis, con il supporto dei tecnici Clemente Russo, Sumbu Kalambay e Laura Tosti.

La prossima fermata sarà New Delhi, ma Varsavia resterà nei ricordi. Perché quando tre ori parlano italiano, non è un caso. È un lavoro fatto bene. È ItaBoxing.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *